martedì 17 novembre 2015

GRAN CONSIGLIO recensione di Daniele Giordano

Chi approda al Molo di Lilith… deve obbligatoriamente possedere “la tessera Arci” per accedere! Questo non è un problema per chi si avventura al 7 di via Cigliano in Torino. Varcata la soglia, trovi un pregevole cortile ben tenuto, poco ammirato in questo periodo considerato il clima invernale a differenza di come sarà gradito nei mesi successivi ma ora, preso in ostaggio solo dai fumoir. Una graziosa e sorridente persona di nome Claudia, nell’accoglierti, potrà risolvere l’impedimento regolandoti con l’associazione fornendoti la tessera, oltre a farti sentire a tuo agio. Entrando, sembra uno di quei locali marinari, tra nasse, gomene e reti appese, qua e là troviamo sparsi manichini vestiti con abiti di scena, quasi per aumentarne il numero già cospicuo degli abituali frequentatori… oppure messi a guardia…questo non è da sapere! Tra un’apertura di porta e l’altra, fuoriesce dalla cucina un odore che sa di buono, invitante. Sono i manicaretti genuini che la simpatica Marta abitualmente prepara ogni giorno, con prezzi popolarissimi e accessibili considerato il clima che si respira… aiuta entrambe le parti. Al banco troviamo Max, insieme alle citate signore, sono parte della compagnia “L’Interezza non è il mio forte” propone con minuziosa capacità la mescita e spiegazioni sulle birre artigianali, in attesa di presentare sul palco l’ospite di turno. Salendo sul palco, piace introdurre le consuetudini fondamentali della casa, su cosa potresti trovare sempre sia nel bere sia nel mangiare, soprattutto quello che non troverai mai per scelta e a ragion di causa! Lo spettacolo introdotto, è stato nominato per il Performance Award al Fringe Festival di Praga 2015 in lingua del luogo, ottenendo consensi. A Torino invece, per il suo debutto, è recitato in italiano. Si tratta di un monologo di e con Tom Corradini che dopo aver lasciato i panni dei Supereroi, si cimenta in un testo di elevato spessore storico, facendo rivivere “da protagonista” la giornata del 24 luglio 1943 a Roma, rivestendo i panni del Duce. Il Gran Consiglio del Fascismo quel giorno, dopo gli insuccessi dell’esercito italiano da lui causati, si riunisce per discutere la rimozione di BENITO MUSSOLINI. In attesa del verdetto, egli si ritira nel suo studio di Palazzo Venezia. Durante quell’ora di solitudine, la mente rievoca questo formidabile viaggio, su come il destino abbia giocato un ruolo importante per lui, da povere e umili origini, portarlo a essere il capo Supremo d’Italia. Il Corradini, con scrupolosa ricerca sia negli abiti sia nel dialogo durante il suo soliloquio, esibisce la qualità di attore con padronanza scenica, anche se a nostro avviso è ancora un “lavoro in corso” cioè da smussare non tanto nel dialogo che con sagacia perizia ottiene l’attenzione del pubblico, bensì sulla postura dell’individuo rappresentato, per il resto non sono mancati i commenti favorevoli, apprezzandone il lavoro svolto dall’artista.

Torino (Italia), lunedì 16 novembre 2015



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